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Il Modello Pragmatico Elementare: quando la creatività avvicina il software

È possibile elaborare un metodo standard in grado di stimolare i processi creativi partendo da poche regole trasformabili in opposizioni binarie? Con tali regole possiamo dar vita a un software specializzato nel guida alla soluzione dei problemi?

La risposta definitiva non c’è, tuttavia esiste un modello che, coniugando Cibernetica, Teoria dei Sistemi, Reti Neurali e Psicologia, tenta di rispondere in modo singolare alle domande poste: il MODELLO PRAGMATICO ELEMENTARE (Elementary Pragmatic Model o EPM) che trae le sue origini dall’ottica sistemica dell’antropologo Gregory Bateson (Bateson, 1984) successivamente aggiornato dallo studioso De Giacomo (De Giacomo, 1999)[1]. Si tratta di un modello della mente a 16 stili di interazione che mostra qualche parentela con il “Connessionismo” e vede il suo naturale sbocco nel concetto di reti neurali. Seguendo il modello è possibile sviluppare, in maniera organizzata, sia il pensiero convergente sia quello divergente, rompendo gli schemi limitati della persona. Percorrendo le 16 piste di riflessione si è costretti a trovare connessioni insolite, nuove, non comuni. L’EPM persegue l’obiettivo di definire e utilizzare le interazioni mentali e interpersonali, articolandosi su 4 livelli:

1.  Il Primo livello, somigliante al pensiero hegeliano, è quello della triade:
a. Proposta del primo soggetto.
b. Proposta del secondo soggetto.
c. Risultato dell’interazione.                                                                                                                                                                                                                                                                         Questo vedere il mondo continuamente come triadi spinge la mente a una visione fortemente legata all’interazione. D’altra parte tale sistema di relazioni tra soggetti e contesto è anche alla base della maggior parte delle tecniche di problem solving e di generazione di idee (per esempio il thought shower, il focus, il metodo dei sei cappelli ecc). Il confronto relazionale con l’altro da sé (sia esso oggetto, sia esso soggetto) attiva nuove associazioni che possono portare alla generazione di nuove idee; più si creano opportunità di confronto, più aumentano le probabilità di generazione di nuove idee tra le quali vi potrebbero essere quelle adatte a individuare un problema, oppure a risolvere un problema, ovvero a tracciare un nuovo percorso verso nuove forme di sapere.

2.  Il secondo livello, a partire dalle triadi, sviluppa quattro modalità di composizione delle triadi sopra menzionate:
a. Accettazione del mondo dell’altro.
b. Mantenimento del proprio mondo.
c. Accettazione della condivisione.
d. Accettazione di ciò che non esiste, né nel proprio mondo, né nel mondo dell’altro.

3. Il terzo livello passa dalle quattro coordinate alle sedici funzioni o stili relazionali frutto delle combinazione delle quattro modalità. I sedici stili di interazione rappresentano sedici stati mentali possibili, corrispondenti a sedici prospettive, sedici ottiche, sedici punti di vista, sedici angolature con cui la mente può pensare e risolvere i problemi:
a. Annullamento
b. Condivisione
c. Ritiro nel proprio mondo
d. Mantenimento del proprio mondo
e. Accettazione passiva del mondo dell’altro
f. Immedesimazione nel mondo dell’altro
g. Oscillazione fra i due mondi
h. Mediazione
i. Antifunzione
j. Accettazione di ciò che è condiviso e di quello che non esiste, né nel mondo proprio, né nel mondo dell’altro
k. Bastian contrario
l. Dittatura
m. Pseudoaltruismo
n. Accettazione oltremisura del mondo dell’altro
o. Metafora
p. Accettazione totale
Il tenere conto di sedici diverse possibilità collegate ai sedici stili relazionali sopra menzionati, genera un moltiplicatore di idee che può essere utilizzato, oltre che come metodo, per prevedere il risultato delle interazioni, come amplificatore degli orizzonti mentali.

4. Il quarto livello passa dai 16 stili relazionali alla “tavola dei paradossi”, ovvero:
256 formule dell’interazione che possono essere utilizzate nella previsione teorica dei cambiamenti
della mente e utilizzate anche per generare frasi a forte impatto psicologico.
De Giacomo ha codificato gli stili relazionali con il sistema binario 0/1. Oggi questo sistema viene
utilizzato nel tentativo di elaborare software capaci di produrre decisioni ed essere di supporto alle
persone e alle loro organizzazioni.


 [1] Per approfondimenti sul modello si veda: De Giacomo P., Mente e creatività: il modello pragmatico elementare quale strumento per sviluppare la creatività in campo medico, psicologico, manageriale, artistico e di ricerca, Franco Angeli, 1999.

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