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SINGOLARITÀ! LE TESI DI RAY KURZWEIL SULLA SOCIETÀ DEL FUTURO

Nella teoria della relatività generale una singolarità nuda è una singolarità gravitazionale priva di orizzonte degli eventi. Le singolarità all’interno dei buchi neri sono sempre circondate da un’area che non permette alla luce di sfuggire e, quindi, non possono essere osservate direttamente: una singolarità nuda, per contro, è un punto dello spazio dove la densità è infinita e osservabile dall’esterno. Questo concetto è stato ri-utilizzato, in chiave metaforica, dall’inventore e imprenditore Ray Kurzweil

- principale sviluppatore della prima macchina da lettura per il riconoscimento di testi stampati per non vedenti. Nel saggio “La singolarità” egli sostiene che: «Stiamo entrando in una nuova era (…) la singolarità (…) una fusione tra intelligenza umana e intelligenza artificiale, che creerà qualcosa di più grande delle sue parti. È la frontiera più avanzata dell’evoluzione sul nostro pianeta. Si potrebbe sostenere che si tratti, in realtà, della frontiera più avanzata dell’evoluzione dell’intelligenza in generale, poiché non vi è alcuna indicazione che essa si sia data altrove (…) è l’essenza stessa della civiltà umana. Fa parte del nostro destino (…) far crescere in maniera esponenziale la potenza dell’intelligenza[1]» .

Se in fisica la singolarità indica un punto di infinita densità ed energia che costituisce una sorta di spaccatura dello spazio-tempo oltre il quale è impossibile andare, per analogia nella storia umana, qualora il sistema sociale fosse costituito da umani potenziati a livello cognitivo da sistemi computazionali interni, diventerebbe impossibile osservare l’evoluzione successiva, ossia predire oltre l’era della “singolarità” dell’umano. Secondo Kurzweil ogni dieci anni la velocità di cambiamento di paradigma si raddoppia, quindi, nei prossimi venti anni del XXI secolo si potrebbe avere un progresso pari al triplo di quello che si è verificato in tutto il XX secolo, soprattutto nel settore computazionale. Questa teoria tiene conto della nota legge di Moore oltrepassandola, secondo la quale è possibile inserire un quantitativo doppio di transistor su un circuito integrato ogni ventiquattro mesi. Essendo più piccoli, questi transistor sono anche più veloci, per cui si ottiene che «la potenza computazionale quadruplica ogni dodici mesi. Anche se l’idea che ciò avvenga ogni diciotto mesi (…) non corrisponde a quanto osservato da Moore[2]» .

Kurzweil sostiene che la legge di Moore è uno dei possibili modi di osservare le dinamiche di cambiamento in senso quantitativo, ma è anche destinato a esaurirsi, in quanto esiste un limite dimensionale massimo oltre il quale non è possibile realizzare transistor (ad esempio: come si potrà costruire un transistor più piccolo di un atomo?). Allora è necessario cambiare prospettiva e passare alla computazione intensamente parallela e tridimensionale, ossia simulare in tutto e per tutto il cervello. «Il cervello elabora informazioni utilizzando un metodo elettrochimico dieci milioni di volte più lento rispetto all’elettronica[3]» , ma riesce a “stupire” per le sue doti creative, poiché è strutturato tridimensionalmente. Ogni connessione interneuronale computa simultaneamente, di modo che si hanno cento trilioni di eventi contemporanei. Lo sviluppo computazionale delle nuove tecnologie a intelligenza artificiale si sta indirizzando verso questa prospettiva di “simulazione” totale dell’hardware del cervello. Si è vicini anche alla creazione del software in grado di emulare l’intelligenza umana: possibilità che, ribadisce Kurzweil «non è affatto al di là delle nostre capacità attuali. (…) Dobbiamo tenere a mente che il cervello è caratterizzato da un genoma di soli 23 milioni di byte. Il genoma corrisponde a 6 milioni di bit e vi sono molte ridondanze[4]». Tra vent’anni potremmo avere computer bio-tecnologici che riproporranno le strutture della materia grigia. Nel caso saltasse il progetto di ricostruzione totale della nostra cognizione si potrebbe, comunque, attuare un potenziamento del cervello umano attraverso innesti di nanotecnologie.

Ciò significa che potremmo dar vita a un soggetto post-umano potenziando le normali performance cognitive dell’intelligenza umana, consentendole la grande capacità computazionale della macchina, anche «perché la fondamentale fattibilità della comunicazione bidirezionale tra periferiche elettroniche e neuroni biologici è già stata dimostrata[5]» .
Il potenziamento dell’intelligenza biologica con quella non-biologica presuppone un cambio di paradigma nei confronti dell’uomo e della sua socialità. Si potrà ancora parlare di società umana in senso stretto? Nel momento in cui l’uomo avrà la capacità non soltanto di pensare creativamente e coscientemente, ma anche di iper-velocizzare la capacità di apprendimento, il modo di prendere decisioni e districarsi nella complessità dei sistemi (relazionali, tecnologici, politici, economici) si determinerà un salto evolutivo rispetto al presente attuale. In questo caso Kurzweil parla di vera e propria «frattura nel tessuto della storia umana[6]»  che è appunto definita “fenomeno della singolarità”. Al di là delle considerazioni enfatiche di Kurzweil, una cosa è certa: nel futuro la specie umana riuscirà a combinarsi in modo più stretto con ciò che ha creato.


 

[1]In R. Kurzweil, La singolarità in J. Brockman, I Nuovi Umanisti, Garzanti, Milano, 2005, p. 195.  
[2] Ibidem, p. 197. 
[3] Ibidem p. 197-198.
[4] Ibidem, p. 208.
[5] Ibidem p. 200.
[6] Ibidem p. 201.

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